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Quanto mi resta da vivere? Te lo dice l”orologio della morte”

“Quanto mi resta da vivere?”:una domanda che una persona equilibrata non si pone con grande frequenza. Tuttavia, per chi lo desideri, c’è ora l’opportunità di avere informazioni precise (al singolo giorno, addirittura) sull’evento conclusivo dell’esistenza. A prezzo modico (sui 70 euro) si può infatti acquistare il Tikker Watch, un orologio digitale da polso inventato da un gruppo di progettisti inglesi.

E’ un orologio dalla linea molto semplice che, con un conto alla rovescia, indica quanti anni, mesi e giorni restano ancora da vivere a chi lo ha acquistato. Va da sé che, prima di indossarlo, lo si deve impostare introducendo alcuni parametri fondamentali: la propria data di nascita, informazioni sulla propria storia clinica, lo stile di vita (nel bene e nel male: fumo, consumo di alcolici, pratica regolare di sport, ecc.), la presenza in famiglia di malattie gravi.

l’orologio della morte
Il Tikker Watch assomiglia a un comune orologio da polso

Raccontato così, il gadget appare un po’ macabro. Uno di quei regali che difficilmente si accetterebbero col sorriso sulle labbra. Ma è ben diverso lo spirito con cui hanno operato i progettisti: più si ha coscienza del tempo di cui si dispone, affermano, e più si sarà portati a usarlo in modo significativo, senza sprecarlo.
Quella del Tikker Watch non è una novità in assoluto. Basta digitare su Internet la domanda “Quanto mi resta da vivere?”, che subito compare un nutrito elenco di test (molti dei quali precedeuti da… mani avanti del tipo “Stiamo scherzando, non prenderci sul serio”).

Probabilmente, però, è la prima volta che il… conto alla rovescia è in versione portatile, in una condizione da essere sempre sott’occhio.
Un Memento mori (ricordati che devi morire) in formato digitale, che ai più ispirerà vistosti scongiuri. Ma, a ben guardare, l’idea non è così peregrina, né distante dagli insegnamenti della cultura occidentale e del cristianesimo cui essa è collegata.
“Non temiamo la morte, ma il pensiero della morte”, osservava per esempio Seneca . Che aggiunge “Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e, quel che forse sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire”.

l’orologio della morte
Spesso sulle tombe compaiono scritte in cui "il defunto parla con i vivi"

Nell’antica Roma, quando un condottiero celebrava il successo in una battaglia o in un’altra impresa, per evitare che cedesse all’orgoglio aveva accanto a sé un umile servo che sussurrava Ricordati che devi morire.
Nella liturgia del Mercoledì delle Ceneri, che apre la Quaresima, il sacerdote che traccia con la cenere una piccola croce sulla fronte dei fedeli accompagna il gesto con le parole Ricorda che polvere eri e polvere ritornerai.

Nella storia della Chiesa, numerosi Santi si sono distinti per le loro riflessioni sulla morte. Tra essi anche San Giovanni Bosco , che ai suoi ragazzi scriveva: “Fate ogni mese infallibilmente e bene l’esercizio della buona morte. L’esercizio della buona morte consiste specialmente in fare una comunione e confessione proprio come se fosse l’ultima di nostra vita”.
Don Bosco, in altre parole, desiderava che i suoi ragazzi avessero la coscienza tranquilla di chi sta vivendo a pieno e bene la propria esistenza. Portava spesso loro a esempio San Luigi Gonzaga, modello per la gioventù che, ancora ragazzino, a chi gli domandava “Che cosa faresti se sapessi che tra poco devi morire?” rispose “Continuerei a giocare”.

l’orologio della morte
Filosofi e uomini di Chiesa spesso riflettono sulla fine dell'esistenza

Don Bosco avrebbe regalato ai ragazzi dei suoi oratori un Tikker Watch? Probabillmente no. Avere addosso un oggetto che ricorda sempre la propria morte può essere veramente eccessivo. Tanto più in una società dove l’evento morte è talmente esorcizzato, talmente distante dal pensiero comune che una nota azienda produttrice di caffè può permettersi di ambientare in Paradiso i suoi spot pubblicitari. Nella certezza che nessuno penserà che gli attori interopretano persone defunte.
In tema di pensieri verso la fine, perciò, al massimo ci si può regolare come suggeriva la scrittice Nora Ephron: “Leggo sempre l’ultima pagina di un libro per prima, così se dovessi morire so almeno come è andato a finire”.