Onoranze Funebri Torino Giubileo

Biblioteca

Torino
CRONACHE E LEGGENDE

Il testamento del capitano

«Il capitan de la compagnia, che l'è ferito sta per morir, la manda a dire ai suoi alpini perché lo vengano a ritrovar...».

Inizia così Il testamento del capitano , uno dei canti alpini più belli, conosciuti ed eseguiti dai cori di montagna, anche se l'argomento è tristissimo.

Racconta di un ufficiale che, in punto di morte , chiama a sé i suoi uomini. I soldati gli fanno sapere di non avere le scarpe per camminare, ma il capitano è ferreo: «O con le scarpe, o senza scarpe i miei alpini li voglio qua».

Il marchese di Saluzzo è sepolto nella basilica romana dell'Ara Coeli

Quando gli alpini arrivano, il capitano assegna loro un ben triste compito : tagliare il suo corpo in cinque pezzi . Il primo dovrà essere consegnato al re d'Italia, il secondo al battaglione. «Il terzo pezzo alla mia mamma, che si ricordi del suo figliol. Il quarto pezzo alla mia bella, che si ricordi del suo primo amor. Il quinto pezzo alle montagne, che lo fioriscano di rose e fior».

Il canto è di origine piemontese , ed è la rielaborazione di un brano che risale al XVI secolo .

A quei tempi il marchesato di Saluzzo , alleato dei francesi comandati da Francesco I, stava partecipando alla conquista del regno di Napoli : l'obiettivo era di rendere più sicuri i confini dello Stato pontificio.

I saluzzesi erano comandati dal marchese Michele Antonio di Saluzzo (1495-1528), che durante la battaglia di Aversa venne ferito dallo scoppio di una palla di cannone. Fu preso prigioniero dagli spagnoli, e morì per le complicazioni della ferita.

Proprio in quell'occasione avrebbe pronunciato le parole poi eternate nel "Testamento del capitano".

"Il Testamento del capitano" è tra i canti alpini più noti

L'evento venne ripreso da un canto popolare , che in seguito Costantino Nigra (diplomatico e braccio destro di Cavour) raccolse da una contadina di Leinì e inserì nella raccolta Canti popolari del Piemonte> .

Il testo è differente da quello diffuso tra gli alpini. «Sor capitani di Salusse ha tanta mal ch'a murirà. Manda a ciamé sor capitani, manda a ciamé ji sò soldà».

Agli armigeri che accorrono il marchese ordina di tagliare in quattro parti il suo corpo: una dovranno mandarla in "Franza" (non la Francia: probabilmente le valli occitane), l'altra nel Monferrato. E poi prosegue: «Mandé la testa a la mia mama, ch'a sa ricorda del sò prim fiol. Mandé 'l corin a Margherita, ch'as ricorda del so amor».

Una scena, quella di vedersi recapitare il cuore del fidanzato, che è quasi da film dell'orrore. E infatti la canzone originale termina così: «La Margarita in su la porta l'è cascà in tera dal dulur».

"Il testamento del capitano" è nel repertorio di tutte le corali alpine (nella foto il Coro Arco Alpino Chieri Ana)

Il marchese fu sepolto a Roma, nella basilica di Santa Maria in Ara Coeli : il suo cuore venne portato a Saluzzo.

Il testamento del marchese si trasformò nel testamento del capitano durante la Grande Guerra : primi a intonarlo furono forse gli alpini schierati sull'Adamello. L'approccio non è militaresco: l'ufficiale morente chiama intorno a se "i suoi alpini" quasi fossero suoi figli.