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Dolcetto o scherzetto? Le tradizioni di halloween

"All’inizio di ottobre si affacciano nelle cartolerie e nei supermercati, a fine mese sono un’invasione: zucche di ogni dimensione e materiale, commestibile o meno, insieme ai costumi in cui la morte viene celebrata in ogni sua forma. Tutto è pronto per l’allegra carnevalata di Halloween , di cui ben pochi sanno dire altro che non sia dolcetto o scherzetto? .
Vale allora la pena di mettere i puntini sulle “i”. E partire da una premessa: Halloween è cosa nostra, non una festa d’importazione.

Nei Paesi anglosassoni come l'Irlanda le antiche tradizioni celtiche sono ancora molto vive

Per i Celti , infatti, il nostro 31 ottobre era l’ultimo giorno dell’anno, Halloween. Lo celebravano recandosi nei cimiteri: qui trascorrevano la notte banchettando e cantando, nella convinzione che invisibili intorno a loro ci fossero le anime dei loro congiunti. Il giorno seguente, con la festa di Samain , iniziava l’anno nuovo.
Questa festa di epoca pagana è sopravvissuta all’avvento del Cristianesimo, pur cambiando forma. In Irlanda, per esempio, c’è ancora l’abitudine di portare lumini nei cimiteri la notte del 31 ottobre: «In Irlanda il mondo dei morti non è troppo distante da quello dei vivi – scriveva il poeta William Butler Yeats – Essi sono a volte così prossimi che le cose del mondo paiono soltanto ombre dell’aldilà».

Anche nelle varie Regioni italiane sopravvivono tradizioni legate al ritorno dei morti, nelle case, tra il 31 ottobre e il 1° novembre. Esse si inquadrano in un fondo di fede popolare e di mesto e commosso ricordo dei defunti, non sono certo una carnevalata.

Ma attenzione: l’abitudine di travestirsi per la festa d’inizio novembre non è una invenzione recente, una cosa per bambini oppure per adulti in vena di scherzare. Risale al medioevo, quando i poveri andavano di casa in casa il giorno di Ognissanti, chiedendo cibo o elemosine da contraccambiare con preghiere per le anime dei defunti.

Ed ecco allora saltar fuori la domanda “Dolcetto o scherzetto?”: oggi si interpreta come una bonaria minaccia, un invito da parte dei bambini che bussano alle porte a essere generosi nei doni. Mentre che non è escluso che, secoli fa, i mendicanti che offrivano preghiere ventilassero anche lo spettro delle maledizioni nei confronti di chi non tendeva loro la mano.

La zucca è uno dei simboli più noti per Halloween

Nei Paesi anglosassoni, uno dei più tipici emblemi di Halloween è la zucca intagliata in modo da rappresentare un volto. E’ associata al personaggio di Jack-o’-lantern, il fabbro ubriacone che un giorno incontrò il diavolo.
Più volte il demonio tentò di conquistare la sua anima, ma sempre con qualche trucco il furbo Jack riuscì a sfuggirgli e, anzi, ottenne di evitare la dannazione eterna. Quando morì, a causa dei suoi molti peccati Jack non fu però accolto in Paradiso: da quel giorno vaga in cerca di un rifugio, facendosi luce con un inestinguibile tizzone dell’inferno. Esporre alle finestre zucche intagliate con un lumino all’interno, nella notte di Halloween, ha perciò il significato di tener lontano Jack-o’-lantern dalla propria casa.

Nella favola di Cenerentola la zucca ha un ruolo di primo piano

Ma la zucca più celebre nella letteratura occidentale è un’altra: quella che Charles Perrault descrive in Cenerentola. Per miracolo, grazie alla magia della fata madrina, si trasforma in un cocchio e conduce Cenerentola alla festa del Principe.
La scelta della zucca non è casuale: la pianta, fin dall’antichità, era simbolo di resurrezione dai morti. Nel caso di Cenerentola, contribuirà a farla “risorgere” dalla condizione di sguattera a quella di principessa.All’inizio di ottobre si affacciano nelle cartolerie e nei supermercati, a fine mese sono un’invasione: zucche di ogni dimensione e materiale, commestibile o meno, insieme ai costumi in cui la morte viene celebrata in ogni sua forma. Tutto è pronto per l’allegra carnevalata di Halloween , di cui ben pochi sanno dire altro che non sia dolcetto o scherzetto? .
Vale allora la pena di mettere i puntini sulle “i”. E partire da una premessa: Halloween è cosa nostra, non una festa d’importazione.