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Le morti assurde di dieci celebrità

"Un bel morir tutta la vita onora", scrisse Francesco Petrarca. Tuttavia ci sono delle dipartite che vengono ricordate per stranezza o bizzarria, tanto più se riguardano personaggi celebri. Per la "Biblioteca di Giubileo" ne abbiamo scelte dieci tra le più originali.

Che guaio essere famosi
Il legislatore ateniese Dracone (650 a.C.-600 a.C.) era celebre per la durezza delle sue leggi tanto che ancora oggi una norma di particolare severità è detta "draconiana".
Ma la gente era grata a questo personaggio, che consideravano l'incarnazione della giustizia divina. All'epoca c'era l'usanza di gettare dei mantelli a terra, di fronte a figure di particolare rispetto. Ma quando visitò l'isola di Egina l'entusiasmo fu tale che Dracone venne seppellito dai mantelli, così tanti da soffocarlo.

La tartaruga di Eschilo
Si ritiene che il drammaturgo Eschilo (525 a.C.-456 a.C.) sia stato l'iniziatore della tragedia greca, ed è tra i primi di cui siano pervenute opere per intero, e non solo frammenti.
Morì in Sicilia: un gipeto scambiò per una pietra la sua testa nuda per la calvizie, e lasciò cadere dall'alto una tartaruga, con l'intenzione di frantumarne il guscio. Nell'impatto vinse la tartaruga...

Il morso del morto
Sigurd Eysteinsson (noto anche come Sigurd il Possente, 836-892) fu il secondo vichingo che divenne conte delle isole Orcadi. Comandò la conquista della Scozia settentrionale: in una delle battaglie vinse il re Mael Brigte, gli tagliò la testa e la appese alla sella come trofeo. Ma i denti del morto gli ferirono la gamba, la lesione si infettò e Sigurd morì.

Questa è proprio buona
Re Martino di Aragona (1356-1410) fu re di Sicilia. Si dice che fosse una buona forchetta, ma quando si mangiò un'oca da solo si mise a letto per l'indigestione. Il giullare di corte entrò nella sua stanza e, alla domanda dove fosse stato, rispose "Nella vigna successiva, dove vidi un giovane cervo appeso alla sua coda da un albero, come se qualcuno lo avesse punito per aver rubato dei fichi". Come battuta non è eccezionale, ma Martino iniziò a ridere in modo così incontrollato che ne morì.

Il Malvasia? Buono da morire
Giorgio Plantageneto duca di Clarence (1449-1478) ebbe un ruolo importante nella Guerra delle due Rose, tra gli York e i Lancaster. Dopo una congiura contro il fratello re Edoardo, venne arrestato e condannato a morte. La sentenza fu eseguita in segreto ma, come Shakespeare ricorda nella tragedia "Riccardo III", sembra che il duca sia stato annegato in una botte di Malvasia, il suo vino preferito.

Che barba!
Hans Stainiger (1508-1567) era il sindaco della cittadina austriaca di Braunau am Inn (dove nacque Hitler). La sua peculiarità era la barba, lunga quasi due metri, che in condizioni normali portava arrotolata in una tasca del vestito. Ma una notte scoppiò un incendio: nel tentativo di scappare si inciampò nella sua stessa barba, cadde per le scale e si ruppe l'osso del collo.

Hans Stainiger e la sua lunga barba

Dov'è il bagno?
Tycho Brahe (1546-1601) è stato un celebre danese. Aveva anche un notevole rispetto per le formalità tanto che, ospite d'un banchetto, per non dimostrare cattive maniere evitò di alzarsi per andare in bagno a fare pipì. "Tenne" così tanto che la vescica gli scoppiò, causando la morte dopo qualche giorno.

Era una buona forchetta
Re Adolfo Federico (1710-1771) non ha lasciato una grande traccia nella storia svedese. Però è ancora oggi ricordato come "il re che ha mangiato fino alla morte". Morì infatti per indigestione, dopo una cena a base di aragoste, caviale, crauti, aringhe affumicate, champagne e, per chiusura, ben 14 portate di sempla, il suo dolce preferito.

Adolfo Federico, il re mangione

Il mio cliente è innocente
Clement Vallandingham (1820-1871) era un avvocato americano che, a un certo punto, si trovò a difendere un tale accusato di omicidio. Sosteneva che la vittima si era ferita accidentalmente e, per dimostrarlo, riprodusse in aula la situazione. Solo che la pistola era carica: l'avvocato vinse la causa, ma morì. Salvò però la vita al suo cliente che comunque, quattro anni più tardi, fu ucciso durante una sparatoria nel suo saloon.

I rischi dell'abitudine
Il grande drammaturgo statunitense Tennessee Williams (1911-1983) soffriva di un problema agli occhi e ogni sera, con metodica regolarità, apriva la boccetta del collirio e ne teneva in bocca il tappo mentre faceva cadere le gocce di medicinale. Ma una volta qualcosa andò storto: l'autore di "Un tram che si chiama Desiderio" aspirò il tappo, restandone soffocato.