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Quando il morto è ben vivo

La curiosa storia dei necrologi troppo affrettati

L’attore Kirk Douglas è l’ultimo cui è successo: leggere l’annuncio della propria morte, ovviamente anticipato. E’ successo sul sito web del magazine People, a fine novembre 2014: per errore è stato pubblicato un coccodrillo , ovvero un profilo già pronto per annunciare la dipartita di una celebrità.
Che esistano ancora i coccodrilli nell’era di Wikipedia fa sorridere: un qualsiasi ragazzino di bottega è in grado di confezionare in pochi minuti un primo lancio di notizia, da mettere on line sulla pagina del giornale. La fretta, la volontà di arrivare per primi sono perciò delle pessime consigliere.

Peraltro c’è da credere che il protagonista di Spartacus, premio Oscar alla carriera nel 1996, abbia anche sorriso: è alle soglie di 98 anni, ed è stata annunciata la sua morte già un’altra volta, nel 2012.
Quello a Kirk Douglas, peraltro, è del ben numeroso club formato dalle personalità piante anzitempo. Ecco allora qualche esempio, tra i tanti che hanno letto di persona i loro necrologi.

Ernest Hemingway venne dato per morto nel gennaio 1954, a causa di un incidente aereo in Africa. L’autore del Vecchio e il mare raccolse molti articoli che annunciavano anzitempo la sua dipartita, e si racconta iniziasse ogni giornata col rituale mattutino della lettura di qualche pagina di necrologi, bevendo champagne ghiacciato.

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In passato l'idea della morte "anticipata" era trasmessa anche dalle meridiane

Assai noto anche il caso di Mark Twain : inviò un telegramma per dire “La notizia della mia morte è fortemente esagerata” al giornale che aveva annunciato il suo trapasso. Molto meno noto, invece, il caso del necrologio sbagliato grazie al quale fu istituito il Premio Nobel .
Nel 1888 morì a Cannes Ludvig Nobel, fratello di Alfred inventore della dinamite e di altri esplosivi. Per errore, un giornale francese titolò “Il mercante di morte è morto”, annotando poi “Alfred Nobel, che divenne ricco trovando il modo di uccidere il maggior numero di persone nel modo più veloce possibile, è morto ieri”.
Proprio la preoccupazione su come sarebbe stato ricordato dai posteri spinse Nobel, che era ricchissimo, a istituire il riconoscimento che ancora oggi porta il suo nome.

Un secolo dopo la gaffe che riguarda Nobel, un altro giornale francese ci casca. E’ l’autorevolissimo Le Monde: in prima pagina pubblica la notizia del suicidio dell’attrice. Monica Vitti, con grande ironia, si limitò a commentare che notizie del genere allungano la vita. Così si scusò la testata: Le Monde scrisse: “Dapprima il sollievo, poi la vergogna. Il sollievo perché la notizia della morte di Monica Vitti era falsa. La vergogna per averla pubblicata. E' una povera consolazione il fatto che Maria Luisa Ceciarelli abbia avuto il raro privilegio di conoscere da viva gli elogi che la morte impedisce di assaporare”.

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Ai mezzi di comunicazione il compito di trasmettere il commiato

La diffusione di internet ha fatto da moltiplicatore ai “seppellimenti troppo affrettati”, per parafrasare il titolo di un racconto di Edgar Allan Poe. Di solito accade che ci sia un sito (spesso autorevole) che involontariamente lancia il sasso, ed ecco subito partire il moltiplicatore di chi rimbalza la notizia o si accomuna nel cordoglio.
E’ l’errore in cui è inciampato il sito del settimanale tedesco Der Spiegel quando, a fine 2012, ha annunciato la morte dell’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush. Un’avventura analoga è successa nel luglio 2014 al Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi , dato per morto sul Televideo: anche in questo caso si è trattato della “fuga di un coccodrillo”.
Nel 2014 è stata improvvidamente annunciata la dipartita dell’attore Paolo Villaggio , che commentò: “Su internet mi hanno dato per morto, un’altra volta. E’ ancora presto, ma prima o poi accadrà. Solo non capisco tutta questa fretta”.

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Il ricordo viene affidato ai mezzi più diversi: anche lo schienale di una panchina

Per rimanere tra i politici, la… prese bene anche il senatore Giulio Andreotti , quando nell’ottobre del 2011 fu annunciata la sua morte (poi avvenuta nel maggio 2013). Commentò: «In questi giorni mi giungono voci insistenti su un mio ricovero per aggravamento di salute. Capisco che molti attendono un mio passaggio a miglior vita, ma io non ho fretta…ringrazio tutti coloro ai quali sta a cuore la mia salute, e in particolare il Signore per l’ulteriore proroga. Oppure Pippo Baudo , che alla notizia della sua “morte” disse “E’ assurdo, non sono morto. Che devo dire? Sono vivo, meglio che muoia altra gente”».

In casi (più rari) può succedere che quella del “coccodrillo” sia una fuga… al contrario. Nel marzo del 2011 il prestigioso New York Times pubblicò l’ultimo saluto alla grande diva Liz Taylor : a firmarlo un giornalista morto sei anni prima. Il “coccodrillo”, perciò, era sopravvissuto al suo estensore.
Per il NYT non era la prima volta: nel 2003 aveva pubblicato una commemorazione di Bob Hope opera di un giornalista morto tre anni prima.