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Tradizioni funerarie italiane
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La morte? E’ proverbiale

I proverbi italiani che riguardano la morte sono centinaia: la loro caratteristica, però, è che possono essere suddivisi in filoni, in aree tematiche. Ci sono quelli che riguardano la morte come evento, altri a proposito del morire, altri ancora dedicati alla persona più coinvolta: il morto.
E’ a quest’ultimo gruppo di proverbi che dedicheremo qualche riga perché, come abbiamo già scoperto, i proverbi italiani non sono massime banali, magari facili da memorizzare in virtù di una rima. Si tratta al contrario di schegge di saggezza, tramandate nel tempo e ancora oggi a disposizione di chi voglia dedicare loro un attimo di riflessione.
Il proverbio da cui iniziamo, in realtà, è una citazione che dà ragione a un altro detto: I proverbi sono ritagli del Vangelo (e come tali diventano verità da cogliere alla lettera). Il proverbio è Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, frase che si trova nei Vangeli di Matteo e di Luca. E’ un comando che Gesù rivolge a un tale che, all’invito a seguirlo, ribatte chiedendo tempo perché prima deve seppellire suo padre. In chiave proverbiale, la citazione si trasforma nell’invito a non indugiare nel prendere decisioni importanti, e nella necessità di non farsi vincolare a ciò che è perso in maniera irrimediabile. Un consiglio, un approccio di vita, che ha il suo senso anche nell’ottica dell’elaborazione del lutto. Ha questo significato anche una citazione latina, tratta dall’Eneide di Virgilio: Parce sepulto, ovvero “risparmia chi è sepolto”. Nell’uso corrente è un invito a guardare avanti, a non prendersela per ciò che è avvenuto in passato. Ha questo senso anche il proverbio Chi piange il morto invano s’affatica: un dolore eccessivo, inconsolabile, blocca l’avvio dell’elaborazione di un lutto e costringe in una situazione esistenziale “sospesa”, entro la quale non è possibile dare un nuovo senso alla propria esistenza.

Un’altra massima di grande saggezza è I morti aprono gli occhi ai vivi: l’esperienza di chi è scomparso, nel bene e nel male, può essere d’insegnamento a chi è ancora in vita. A proposito dei morti, poi, ci sono proverbi che si riallacciano a convinzioni oggi per gran parte dimenticate: il loro valore sta nel ricordare usanze del passato, altrimenti condannate all’oblio. Un esempio è Il morto sa del vivo e il vivo non sa del morto: si pensava infatti che i defunti continuassero dall’aldilà a seguire le vicende dei loro parenti rimasti sulla terra. Deborda invece nella superstizione il proverbio Quando il morto ha gli occhi aperti ne chiama un altro: si credeva infatti che a un decesso che avvenisse in queste condizioni presto ne sarebbe seguito un altro all’interno della stessa famiglia. Al contrario, Beato il morto che gli piove sul corpo: un funerale che si svolga in un giorno di pioggia è di buon auspicio, perché significa che presto il defunto sarà in paradiso. E ancora: Il morto porta il vivo, nel senso che sognare un defunto preannuncia la gradita visita di una persona che non si vedeva da molto tempo.

Da citare, a questo punto, anche due proverbi segnati da un filo di cinismo. Il primo: In casa del morto avanza un cucchiaio, come a dire che ci si accorge di una definitiva assenza solo perché c’è qualcosa che avanza, che non ha più un proprietario ed eventualmente si può spartire. Il secondo è Morto me, morto il mondo: sottolinea l’egoismo di chi pensa solo a se stesso. Per concludere, però, un proverbio che racchiude una grande verità: Dei morti bisogna sempre parlare bene (che ha una variante nel detto All’assente e al morto non si deve fare torto). Il senso sta nel fatto che non bisogna sparlare dei defunti né attribuire loro delle colpe, perché essi non sono più nella condizione di difendersi. Consideriamo poi il capolinea delle esistenze, cioè il cimitero: Il cimitero è l’archivio della vita, espressione quasi poetica destinata al luogo che racchiude tutte le vite vissute. Un luogo che è alla fine di ogni cammino: Tutte le strade portano al cimitero, proverbiale variante del ben più noto detto Tutte le strade portano a Roma. Lo stesso concetto può anche essere espresso in rima: Ogni strada, ogni sentiero, ci conduce al cimitero. Un approdo che, ovviamente, ognuno preferisce rimandare il più possibile: Al cimitero tutti credono d’essere in anticipo anche se, fatalmente, Di quelli che vanno al cimitero molti tornano e qualcuno no.

Non mancano poi i proverbi che affrontano la questione con ironia: Il cimitero è il monumento del medico, nel senso che Gli errori dei medici li copre la terra. E, ancora di più, Il cimitero è un campo innaffiato dal prete e concimato dal medico: il prete “innaffia” la terra con l’acqua benedetta, in occasione della sepoltura di persone che, prima di morire, sono state affidate senza esito alle cure di un medico.
I proverbi “contro” i medici portano su di sé i segni di un passato in cui la professione medica aveva a disposizione assai meno risorse e conoscenze rispetto a oggi e, inoltre, non esisteva un servizio sanitario nazionale. Molti credevano che la guarigione non dipendesse dalle cure: Dio guarisce e il medico è ringraziato. In ogni caso Prima viene il medico molte volte, poi il sacerdote alcune volte e alla fine il becchino una volta sola. Quella dei medici è una delle tre “categorie professionali” contro le quali i proverbi più si accaniscono: le altre due sono quelle dei religiosi e degli avvocati. E il prete, come abbiamo già visto, è spesso associato al medico quando si parla di morte e funerali: I preti fanno bollire la pentola con le fiamme del purgatorio (alimentano i loro introiti con la paura di pene eterne nell’aldilà che si possono alleviare con preghiere ed offerte). C’è però un altro personaggio che i proverbi italiani chiamano in causa quando si tratta di morte e cimiteri, ed è l’eroe. Ma ormai dovremmo saperlo: i nostri proverbi sono scettici. Di conseguenza affermano che Grandi eroi e grandi cacciatori vengono sempre di lontano: spesso chi millanta imprese eroiche o vanta eccezionali stragi di selvaggina ha compiuto le sue imprese in luoghi dov’è impossibile recarsi per avere conferme. E così Il cimitero non fa l’eroe: non bastano una tomba sontuosa o una lapide magniloquente per garantire il valore di una persona. Al contrario, i proverbi avvertono che lo sprezzo del pericolo o un approccio eroico all’esistenza possono accorciare la vita: D’eroi sono pieni i cimiteri e Gli eroi finiscono presto al camposanto.

Ancora in tema di epitaffi, i proverbi affermano che Sulle tombe spariscono i fiori e restano le bugie: le lapidi spesso vanno oltre le reali qualità dei defunti, tanto che ancora oggi si dice “bugiardo come un epitaffio”. Infatti Su epitaffi e manifesti non esistono disonesti: le iscrizioni e gli annunci funerari abbondano sempre di lodi nei confronti del defunto. Per conseguenza Si nasce tutti belli, ci si sposa tutti buoni e si muore tutti santi. Tanto che si raccontava l’aneddoto di un Turco che, visitando un cimitero cristiano e leggendo lapidi ampiamente elogiative, domandò ai suoi accompagnatori: “Ma voi, quelli cattivi dove li seppellite?”.